Come l’isola dei Feaci

Mi è capitato di riprendere la discussione con un carissimo amico su questa mia opinione, altre volte espressa: il turismo può essere una asettica transazione commerciale (servizi contro corrispettivo), mentre l’ospitalità mette in gioco anche le relazioni umane. Nel calore della discussione, mi è venuta in mente una reminiscenza di studi giovanili: l’isola dei Feaci alla quale approda Ulisse dopo che una tempesta gli distrugge l’imbarcazione. Il suo primo incontro è con la dolcezza e la soavità di Nausicaa. La fanciulla non teme lo straniero ma lo accompagna dal re Alcinoo, suo padre, che lo accoglie, lo rifocilla e ascolta le peripezie di questo sconosciuto, il suo desiderio di tornare ad Itaca, la sua terra, dove l’attendono la fedele moglie Penelope e il giovane figlio Telemaco. Ulisse suscita un sentimento di grande empatia in Alcinoo il quale gli farà costruire una nuova imbarcazione trattenendolo, nel frattempo, come suo ospite. L’ospitalità – ribadisco al mio amico – ha a che fare anche con i sentimenti non solo con gli euro: è chiaro il concetto? L’amico sorride ma comprendo bene ciò che pensa: roba da sognatori! Invece è una strada praticabile. Un esempio tra i tanti? La festa del Patrono di Jesolo che si tiene il 24 giugno. Tra i numerosi appuntamenti di festa c’è la cena delle contrade con più di mille partecipanti, jesolani e turisti. Commenta a proposito della festa il sindaco sul notiziario della parrocchia: “Vorrei che questo appuntamento lasciasse a ciascuno un ricordo e un pensiero, qualcosa da portare con sé oltre il giorno della festa. È un momento in cui Jesolo mostra il suo volto più profondo, quello che non si vede nelle cartoline, ma che si sente, si vive, si ricorda”. Ecco, caro amico mio, Jesolo, se vuole, può essere come l’isola dei Feaci.

Assessore poi vice sindaco per una decina d’anni, occupandosi di varie materie,tra cui cultura, turismo ed urbanistica. è stato fondatore e direttore de “La Voce di Jesolo”.

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