Il Patriarca Piazzaballa in piazza Mazzini
Il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha parlato lo scorso 8 luglio in piazza Mazzini. Davanti a quasi un migliaio di persone ha portato la sua testimonianza del dramma della guerra, di Gaza, di popoli martoriati, della violenza assurda che distrugge vite e speranze, ma anche di pace e di responsabilità a costruirla.
Quelle parole sono risuonate in piazza Mazzini, una piazza che appartiene alla storia di Jesolo, ma anche alle sue cronache meno edificanti. Nel tempo ha conosciuto eccessi scambiati per divertimento, blasfemie mascherate da ironia, risse e violenze travestite da nulla perché vere, crude e soprattutto insensate. C’è stato chi ha creduto che Jesolo fosse un porto franco dove ogni regola potesse essere sospesa e ogni trasgressione diventare normalità.
Negli anni si sono sperimentate risposte diverse con risultati alterni. Una, però, ha dimostrato più delle altre la sua efficacia: la qualità. Riempire una piazza di cultura, di testimonianze, di riflessione e di bellezza significa sottrarla, anche sul piano simbolico, a chi vorrebbe trasformarla nel palcoscenico della prepotenza e dell’inciviltà. Servono pazienza e continuità. Ma è così che si salvaguarda l’identità di un luogo. E ciò vale per ogni piazza.
Ha avuto coraggio il sindaco De Zotti a scegliere proprio piazza Mazzini per ospitare il Patriarca Pizzaballa. Le circostanze mi hanno dato modo di assistere allo scambio di riflessioni tra il primo cittadino e il Patriarca di Venezia su questa decisione. De Zotti, senza nascondere nulla, ne ha spiegato con franchezza il significato. Il Patriarca di Venezia ne ha colto il valore e ne ha condiviso lo spirito.
Chi penserà ancora di usare piazza Mazzini come teatro per esibire arroganza e violenza dovrà fare i conti anche con la memoria di quella serata in cui si è parlato di vite spezzate, di sogni infranti, di pace da costruire e di speranza da custodire.
L’ospitalità di Jesolo è accoglienza, rispetto, civiltà. Non c’è spazio per chi confonde la libertà con la sopraffazione.








