La festa patronale guardando al mito di Enea

E’ un azzardo, ma ci provo. Mi servo del mito di Enea per dare attualità alla festa di San Giovanni Battista, Patrono di Jesolo, che si celebra il 24 giugno. La immagino come un momento che faccia percepire, quasi plasticamente, che Jesolo è una comunità ben radicata, ricca delle sue diversità, e generosamente solidale. La mitologia racconta che Enea, fuggendo da Troia divorata dall’incendio, porta con sé, tenendolo per mano, il vecchio padre Anchise e, caricato sulle sue spalle, il figlio Ascanio. Enea porta in salvo la sua origine, la sua storia, e il suo futuro carico di sogni. Cos’è che fa di 26 mila abitanti una comunità? L’iscrizione in un unico registro anagrafico? Abitare dentro gli stessi confini? No di certo. E’ la condivisione di storia, prospettive e sogni che genera una convivenza solidale.

Anche la vita personale, familiare e amicale ha momenti, forme e riti per celebrare, ricordare e rinsaldare i legami. Ed è così anche per una comunità che tanto più trova la forza della sua coesione in una storia e in una prospettiva fatta da comuni progetti, tanto più sviluppa il suo impegno solidale per raggiungere il suo ben-essere. La festa patronale potrebbe essere un momento in cui la comunità jesolana celebra, nella festa, le sue radici, fa il punto del suo percorso e rilancia i suoi sogni. Mi piacerebbe che ne partecipasse l’intero territorio, si allargasse il coinvolgimento e se ne estendesse la partecipazione così che passato, presente e futuro potessero stringersi la mano in un giuramento di solidale condivisione. Jesolo come Enea con il suo Anchise e il suo Ascanio. Azzardo troppo?

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Assessore poi vice sindaco per una decina d’anni, occupandosi di varie materie,tra cui cultura, turismo ed urbanistica. è stato fondatore e direttore de “La Voce di Jesolo”.

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