Quando finisci un libro e lo chiudi, dentro c’è una pagina in più. La tua…

Per diversi anni per andare al lavoro ho usato i mezzi pubblici. Il modo, il metodo migliore per arrivare da casa mia a Venezia.

Praticamente un’ora per andare e altrettanto tempo al ritorno. Non esistevano, come oggi, gli Smartphone con tutte le tecnologie possibili e immaginabili. Addirittura, nei primi anni non c’erano nemmeno i telefonini. Ti rimaneva solo una maniera per passare il tempo: leggere. No Facebook, no Whatsapp, no Twitter: solo libri o riveste. Io ho sempre optato per i libri: pochi quelli con argomenti che riguardavano il mio lavoro; quelli li leggevo a casa per prepararmi magari un argomento per la lezione di questo o quel corso.

Partire in autobus, arrivavi in fermata ed io ero fortunato perché avevo praticamente il bus sotto casa e il primo che passava lo prendevo. Tanto tutti portavano a Venexia.

Dopo 30 o 40 minuti, non mi interessava la durata del viaggio, ero sempre in anticipo per carattere e poi dovevo leggere quel libro che mi interessava.

Per chi non conosce Venexia, i bus arrivano in piazzale Roma, l’entrata della città. E, per arrivare al vaporetto che ti porta alla destinazione, Caffè Florian o Hotel Danieli o, gli ultimi anni, al Gritti Palace, ci impieghi 5 minuti. Ovviamente a piedi. E, in quei lunghi, eterni, 5 minuti, non vedi l’ora di risederti in vaporetto… il mitico 1 che fa il giro di tutto il Canal Grande, per arrivare a destinazione ci mette 30, 35 minuti, dipende da dove vuoi scendere e anche dal racconto.

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Ho praticamente letto di tutto: ho avuto il periodo dei classici, della guerra fredda, della storia d’Italia… romanzi di spie, di amore… ho riletto, con i ricordi di scuola in testa, l’Iliade e l’Odiessea, ho riletto il Galileo Galilei di Bertolt Brecht che la professoressa di italiano ci ha fatto interpretare al liceo… ho letto tutto quello che c’era da leggere su quello che succedeva in Italia tra gli anni ’70 e ’80, gli anni di piombo.. ho tutti i libri di Giorgio Forattini che disegnava gli anni, io direi la storia, la politica, nei nostri tempi, in forma satirica.

Ed era un carissimo cliente domenicale e ottimo bevitore di Martini Cocktail. In poche parole ho letto tanto, direi tantissimo. Oggi meno.

Fare il barman, ieri come oggi, soprattutto oggi, sapere conoscere qualsiasi argomento per una giusta conversazione, è fondamentale.

Dico “soprattutto oggi”, perché in molti locali “cool” si evidenzia più la miscelazione che il servizio-rapporto con il cliente. Essere preparati non vuol dire solo conoscere bene il mondo della miscelazione ma, soprattutto, il mondo che ti circonda. Devo dire che mi dava molto fastidio quando un nuovo collaboratore interrogato dal cliente di turno che chiedeva qualche cosa su questo o quel monumento, chiesa, museo o solo semplici notizie della città, non ne fosse a conoscenza.

Mi è capitato, visto che ero in spiaggia e si chiaccherava davanti ad un aperitivo, di chiedere ad un bagnino, scherzando ma non troppo: “Jesolo da dove deriva, l’etimologia del nome… perché Jesolo?”. Potrebbe essere un modo di assumere il personale: conoscere dove lavori, la storia, il suo territorio e, magari, anche i prodotti, le eccellenze.

Oggi abbiamo internet che tutto può, tutto sa!

Il CLIENTE-OSPITE si conquista anche con questo. E, soprattutto, non ci costa nulla in termini di spesa per la pubblicità. Siamo noi ti #INFLUENCER.… parliamone!

Roberto Pellegrini

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è uno dei barman più esperti e noti d’Italia. Fiduciario Aibes Veneto e Trentino Alto Adige, si dedica con grande passione alla formazione dei giovani.

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