Per Marco e per tutti
Quando la tecnologia incontra l’amore,nascono invenzioni capaci di cambiare il mondo.
È la storia di Manuel Tomasi, esperto di cybersecurity e papà trentino che, spinto dal desiderio di proteggere suo figlio Marco di 12 anni con un disturbo dello spettro autistico, ha progettato e brevettato a livello mondiale il braccialetto Sentinel-Bio. Questo innovativo dispositivo è basato su un sofisticato algoritmo concepito per decodificare in tempo reale i parametri biometrici e intercettare le infinite variazioni che precedono una crisi da stress. Un’invenzione straordinaria che Tomasi ha donato alla Fondazione Trentina per l’autismo Onlus la quale, grazie al supporto del presidente Giovanni Coletti, ha collaborato alla sua realizzazione, mettendola a disposizione di tutti coloro che convivono con le stesse difficoltà.

Manuel, com’è nato “Sentinel-Bio”?
«Dall’osservazione quotidiana di mio figlio Marco, capendo che le sue sfumature emotive possono in qualche modo essere monitorate. Avendo una formazione in cybersicurezza, ho iniziato questo progetto in solitaria circa tre anni fa. L’ostacolo principale è stato di natura quasi filosofica: riuscire a tradurre e “trasformare la natura umana in un algoritmo”, decodificando i parametri biometrici del corpo in un codice matematico capace di interpretare lo stato emotivo».
Puoi spiegarci come funziona e in cosa si differenzia dagli altri dispositivi?
«I comuni dispositivi in commercio, o le normali applicazioni per smartwatch, si limitano a leggere i “dati grezzi” biologici (come un picco del battito cardiaco) forniti dai sistemi operativi standard. Il grande limite di questo approccio è l’assenza di contesto: per un software comune, il cuore che accelera perché un ragazzo sta correndo o salendo le scale è identico a un cuore che accelera per un sovraccarico emotivo. Questo genera un’infinità di falsi allarmi. L’innovazione di Sentinel-Bio non si limita a registrare un dato, ma lo interpreta. Sfrutta, infatti, un algoritmo proprietario brevettato a livello mondiale, specifico per decodificare le variazioni biologiche, i trend e i segnali corporei unici che precedono il sovraccarico sensoriale nell’autismo. L’algoritmo impara a distinguere lo sforzo fisico dall’attivazione emotiva, riducendo drasticamente i falsi positivi».

Quindi, qual è la vera rivoluzione?
«È l’anticipazione: laddove gli altri dispositivi intervengono quando un parametro è ormai alterato, Sentinel-Bio legge i fili invisibili dello stress biologico intercettando la crisi prima che diventi visibile all’esterno. Questa precisione scientifica lo rende estremamente prezioso anche per gli educatori e i terapisti che assistono la persona nelle sue attività quotidiane o riabilitative, poiché Sentinel-Bi invia un avviso rapido a distanza per attivare interventi tempestivi ovunque ci si trovi. Sa guardare oltre le apparenze e mi avvisa se Marco ha bisogno di andare in bagno la notte o se sta per avere una crisi mentre è in pulmino verso le terapie».
Lei e sua moglie Elena promuovete l’agricoltura sociale con il progetto “Un giorno di vendemmia per i ragazzi autistici”. Vivere in un territorio come la Val di Cembra ha influenzato questo progetto?
«Sì, la nostra è un’agricoltura eroica in territori impervi. Il braccialetto mi permette di controllare mio figlio anche se non lo vedo direttamente tra i filari. Marco ama la campagna con i suoi ritmi e le sue leggi, aiutare durante la vendemmia lo rende felice. Crediamo profondamente che il contatto con la natura e la terra curi e dia serenità, tanto che mia moglie ed io abbiamo aperto le porte dell’azienda biologica di famiglia anche ad altri ragazzi autistici».

Nonostante il potenziale economico enorme di un brevetto mondiale, hai scelto di cederlo gratuitamente. Perché questa decisione e che ruolo ha avuto Giovanni Coletti?
«Il presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo, cavalier Giovanni Coletti, persona fantastica, sta facendo un lavoro straordinario di sensibilizzazione e sostegno all’autismo. Ho deciso di donare integralmente il brevetto alla Fondazione affinché questa tecnologia diventasse un bene comune accessibile al maggior numero di famiglie possibile. Vedere il progetto entrare in produzione significa trasformare un bisogno privato in un’opportunità collettiva ed è stato per me una gioia immensa».








