“Sono sordo, mica scemo”

Non è una protesta ma il titolo di una sua canzone.

O, forse, è anche un po’ una protesta, se a farla è uno come lui: Francesco Brizio, 33 anni, di origine pugliese, ma trapiantato a Milano, in arte “Brazzo”, sordo dalla nascita, ma capace di sorprendere ed emozionare tutti  ogni volta che sale su un palco a cantare. Come a Italia’s Got Talent, dove ha strabiliato la platea col suo rap Volere è potere riuscendo a mantenere il ritmo percependo le vibrazione e coordinandosi con Sara, il metronomo vivente che da lontano ondeggia le mani scandendo il tempo.

“Sei il primo rapper che quando gesticola dice qualcosa di concreto”, ha decretato Frank Matano!
E, infatti, nel testo di Sono sordo  mica scemo, tutta la lucida analisi di Francesco su quanto distorta sia la percezione dei sordi da parte dei “normali”. Come se non sentire significasse automaticamente valere di meno. Cosa direbbe il Signor Beethoven al riguardo? Noi abbiamo voluto chiederlo a Brazzo.

Raccontaci un po’ di te e di come hai iniziato a cantare?

«Sono sordo come i miei genitori, i miei fratelli e i miei cugini. Da piccolo non sapevo neanche parlare; vivendo solo con sordi la mia lingua madre è stata la Lingua dei Segni. Quando ho iniziato a frequentare la scuola per udenti ho incontrato enormi difficoltà. Grazie alla logopedia e a tanto esercizio ho iniziato a parlare.

A 29 anni una mia carissima amica mi chiese qual era il mio sogno nel cassetto, risposi che era cantare. Mi convinse a provare in sala di registrazione e così è iniziata la mia carriera».

Perché il rap?

«Con il rap si può parlare di qualsiasi tema in maniera diretta, senza metafore. Dà voce a chiunque abbia qualcosa da denunciare».

Non sentendo la musica, come coordini ritmo e parole?

«Percepisco i rumori forti e le vibrazioni. Quando canto seguo il ritmo guardando il metronomo. Nei concerti mi aiuta una persona. Guardo le sue mani che mi suggeriscono se sono a tempo con la musica. E’ necessario tantissimo allenamento per imparare a memoria la cadenza del suono per coordinarlo con le parole. Mi aiuto anche con le vibrazioni delle casse per capire quando inizia il brano».

E la tua esperienza a Italia’s Got Talent ?

«Inizialmente non volevo neanche parteciparvi. La televisione era troppo per me! Per fortuna i miei amici sono riusciti a convincermi. E’ stata una bellissima esperienza. Non contava passare in finale, a me interessava far conoscere la realtà della Lingua dei Segni  (il 19 maggio 2021 anche in Italia è stata riconosciuta ufficialmente la Lis come lingua a tutti gli effetti  ndr). Ciò che molti scambiano per semplici gesti è, in realtà, una vera lingua, con regole proprie e come tale rappresenta una grande parte della popolazione.

Cosa ti aspetti dal riconoscimento della Lis? E quali potrebbero essere i primi passi possibili per l’accessibilità ai sordi?

«Mi auguravo che il riconoscimento della Lis portasse fatti concreti. A cominciare dalla scuola dove spesso mancano gli insegnanti di sostegno con gravi carenze nella preparazione scolastica del bambino sordo. Ci sono, poi, difficoltà di accesso agli uffici pubblici e mezzi pubblici, ostacoli nell’uso di servizi, negozi, mostre, eventi che ancora non vengono risolti. In questi anni di pandemia a causa della mascherina è impossibile leggere il labiale, eppure nessuno ha pensato di commercializzare mascherine con materiale trasparente.

Come sempre è un mondo pensato solo per chi ha tutto. Le mancanze, i limiti, le menomazioni sono viste solo come “insufficienze” e questo atteggiamento aumenta ancora di più restrizioni ed ostacoli.  Nemmeno le renne volano, eppure ogni anno ci crediamo, almeno un pochino. Perché è bello pensare che il mondo potrebbe essere migliore, non solo per una notte. Ma se ci credessimo con più decisione forse riusciremmo a creare tanti piccoli miracoli di Natale, tutto l’anno e potremmo volare tutti».

Nel tuo profilo ig a proposito del blocco forzato dei concerti a causa della pandemia, hai scritto “Riporto nel cassetto momenti storici e sogni mai avverati”. Quali sono i tuoi sogni mai avverati?

«Desidero  produrre un nuovo album e un tour in Italia per far conoscere la Lingua dei Segni, la nostra cultura e le nostre problematiche. Infine, sogno di partecipare un giorno al concerto dell’1 maggio nella mia città natale: Taranto. Purtroppo, a causa della pandemia, le vecchie difficoltà sono diventate ancora più ardue da superare. Lo stop dei concerti e delle manifestazioni in pubblico e la crisi nel mondo dello spettacolo non aiutano nessuno, ancora meno noi, artisti emergenti».

Buon Natale!

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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