Un cielo tinto di rosa

Quando saliamo in aereo, l’idea normalmente è quella di un pilota ai comandi. Nel volo, l’immaginario comune attribuisce all’uomo sicurezza, affidabilità e competenza. Ma se, invece, seduti ai nostri posti, la voce del comandante che ci da il benvenuto a bordo, fosse quello di una donna?

Per smontare questo stereotipo, abbiamo parlato con Maddalena Formicola, 28 anni, di Alonte (Vicenza), copilota di Airbus 320 e Jet con portata fino a 180 persone che, a marzo di quest’anno, ha portato Papa Leone XIV nel suo primo viaggio apostolico in Libano.

Maddalena, come hai iniziato a volare?

«A 16 anni a Boscomantico (Verona) su un Cessna 150, perché andavo a scuola al San Carlo di Verona. In pratica ho conseguito il PPL (Licenza di Pilota Privato) prima di prendere la patente della macchina!».

Come mai ne hai fatto un lavoro?

«Ho sempre voluto farlo dall’età di 7 anni, quando presi per la prima volta l’aereo. Crescendo ho rafforzato questa passione capendo sempre di più che ciò che volevo era volare e viaggiare. Finita la scuola superiore non sapevo bene quale fosse la strada per diventare pilota di linea, quindi andai a Milano a studiare ingegneria aerospaziale. Lì partecipai a un Cadet pilot program dove fui selezionata tra i primi 60 su più di mille persone. Diventare pilota era proprio il mio destino»

Cosa ami di più del tuo lavoro?

«Tutto! Ancora adesso, quando vedo albe o tramonti in volo, mi emoziono. Mi piace anche quando ci sono condizioni avverse e metto alla prova le mie skills (competenze), ed è bellissimo quando mi riesce un atterraggio di velluto e sento i passeggeri applaudire!».

E cosa non ami?

«Beh, ogni cosa bella richiede sacrifici, quindi sicuramente non amo la sveglia delle 4, però è anche vero che quando decolli alla mattina presto c’è il silenzio cosmico in frequenza ed è tutto più tranquillo, idem quando si fanno i voli notturni: perdi ore di sonno (e non piace a nessuno), però se c’è una bella serata vedi le costellazioni in tutta la loro bellezza. Piuttosto non mi piace stare lontana dalla mia famiglia, loro in Veneto e io a Roma ormai da 7 anni».

E i tuoi rapporti con i “colleghi di lavoro”?

«Questo lavoro è magico perché prende persone completamente sconosciute, con età ed interessi diversi e le unisce con l’obiettivo comune di creare sinergia all’interno dell’equipaggio per il perfetto funzionamento della missione».

Maddalena, non posso non chiederti quale emozione hai provato quel giorno che hai portato il Santo Padre, nel suo viaggio in Libano…

«Sul volo del Papa posso dire che è stata un’esperienza indimenticabile, oltre che emozionante, che auguro a tutti i piloti di provare. È stato un grande orgoglio poterlo accompagnare nel suo primo viaggio apostolico. Lo ricorderò per tutta la vita!».

Cosa diresti ad una ragazza che volesse diventare pilota

«Le direi di crederci sempre anche quando il percorso sembra in salita, perché ne vale la pena. Se ci credi e lo vuoi veramente alla fine ce la farai, ti guarderai indietro e dirai “Ce l’ho fatta!”».

è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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