Guido Marangoni: La disabilità è un incontro FR-AGILE

Ingegnere, docente universitario e autore di successo, Guido Marangoni ha trasformato la fragilità in un linguaggio universale. Dai palchi del Tedx a quelli dei teatri italiani con lo spettacolo “Siamo fatti di-versi, perché siamo poesia”, la sua storia è diventata un manifesto dell’inclusione, accelerata dall’arrivo della figlia Anna, nata con la Trisomia 21

Guido, partiamo da una parola complessa:  “fragilità”. Come la definirebbe oggi?

«È uno dei denominatori comuni più grandi che condividiamo. Siamo allenati a raccontarci attraverso le prestazioni e i successi, ma gli incontri più importanti avvengono quando condividiamo le fragilità, generando “confidenza”. Mi piace pensare alla confidenza come “con-fiducia”, qualcosa che non si può fare da soli. Se dovessi azzardare una definizione, direi che la fragilità è qualcosa che abita nel nostro profondo, ma riguarda gli altri».

Lei cita spesso Calvino e l’invito a non avere “macigni sul cuore”. Come si convive con il dolore della disabilità?

«La soluzione non è non avere macigni, ma saperli guardare, raccontare e condividere. Sono convinto che con gli altri abbiamo la possibilità di spostarli o alleggerirli. Il segreto è nel “Con-vivere”: vivere con gli altri. Quel “con” è la chiave di tutto».

L’arrivo di Anna ha cambiato radicalmente la sua prospettiva. Come ha influito sulla sua evoluzione personale?

«Anna è stata l’acceleratore di un processo iniziato anni fa sul palco raccontando le mie fragilità. Ha stravolto le mie “normo-certezze” e, insieme a mia moglie Daniela e alle sorelle maggiori Marta e Francesca, mi ha spinto a trovare nuovi modi di raccontare non la disabilità, ma le persone con disabilità. Il mio primo errore è stato confondere la “brutta notizia” della diagnosi con la “buona notizia”, che è Anna.  Anna ci ha insegnato a guardare la vita attraverso i suoi occhi e abbiamo scoperto che il mondo così è più bello. Allenarsi a cambiare punto di vista permette di scoprire la persona che si nasconde dietro la diversità e ciò che sfugge ad uno sguardo superficiale».

Questa spinta è arrivata fino a Google: ci racconta la genesi dell’app YouDoToo?

«È nata dal percorso di autonomia di Anna con la Cooperativa Vite Vere di Padova. Ho partecipato a un concorso mondiale di Google per app basate sull’intelligenza artificiale. Il prototipo, inizialmente chiamato “Vite Vere”, è stato premiato come la app con il più grande impatto nell’umanità tra oltre 3mila progetti. Ora è diventata YouDoToo e verrà rilasciata globalmente nel primo trimestre del 2026. Il payoff è un ossimoro: “independent together”:  Autonomia, sì, ma fatta insieme».

Lei incontra migliaia di ragazzi nelle scuole. Come risponde la Generazione Z al tema dell’inclusione?

«Quando chiedo di definirmi “inclusione” spesso sono in difficoltà, ma sul contrario, “esclusione”, non hanno esitazioni. Allora chiedo a tutti di pensare a un momento in cui gli esclusi sono stati loro. In quel silenzio capiscono che l’esclusione non riguarda “gli altri”, ma ognuno di noi. E, quindi, anche l’inclusione è un’azione che li riguarda in prima persona».

Cosa vede quando immagina il futuro di Anna?

«Le auguro lo stesso che auguro alle sorelle: essere circondata da persone che le vogliano bene e che la aiutino a realizzare ciò che ama. Dico sempre che il “dopo di noi” è in realtà un “durante noi”. I frutti che vorremmo avere nel futuro dipendono da ciò che seminiamo ora. Ho grande fiducia nelle relazioni e nella possibilità di affidare Anna al mondo. Certo, con lei serve un esercizio di fiducia maggiore, ma fidarsi e affidarsi agli altri è la cosa più importante da costruire ogni giorno».

è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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