L’inglese scolastico
(racconto inviato da Gianni)
Mi chiamo Gianni. Finita la maturità, i miei mi concessero l’estate a Jesolo. A lavorare. Andava benissimo, ai tempi Jesolo era il mito del divertimento, passarci l’estate e in più guadagnarci, era il top. Trovai posto al bar di un hotel. Adoravo quell’aria carica di energia e anche il lavoro che mi faceva sentire adulto. Mario, il proprietario, mi insegnava i segreti dei cocktail e del caffè perfetto ed io diventavo ogni giorno più bravo.
Negli anni ’80 erano numerosi i gruppi di turisti inglesi e essere al banco del bar mi dava l’invidiabile possibilità di “agganciare” le turiste più carine. Quella settimana arrivò Leslie. Capelli e occhi scuri, pelle ambrata, corpo perfetto. Bellissima. Tranne che aveva un marito, grande, grosso e tatuato.
Nonostante questo, la settimana trascorse tra occhiate e poche frasi nel mio inglese scolastico. La vigilia della partenza il gruppo fece una festa in cui l’alcool scorse a fiumi. Per me fu una serata di lavoro continuo e non ebbi neanche il tempo di salutare un’ultima volta Leslie. Invece, inaspettatamente a fine turno, nel locale ormai buio e silenzioso vidi Leslie. Più che vederla, sentii il suo profumo. Mi chiese una bottiglia d’acqua per il caldo. Le proposi una soluzione migliore: un bagno al mare. Accettò.
La raggiunsi fuori, ma con lei c’era un’amica. Non era così che avevo immaginato la serata! Ci avviammo in tre verso la riva. La luna faceva brillare acqua e sabbia come fossero d’argento e le onde sembravano cantare. Quando ormai non ci contavo più, l’amica ci salutò. Finalmente soli, presi Leslie per mano e la accompagnai in acqua. Il mare calmo e l’aria profumata di salsedine. Niente avrebbe potuto essere più perfetto.
Più tardi, distesi sul bagnasciuga, vedemmo l’amica correre verso di noi. Nel mio inglese scolastico afferrai solo la parola: “Husband”, marito! A una ventina di metri dietro di lei avanzava, infatti, il marito minaccioso. Feci velocemente nascondere le donne tra gli sdrai e andai incontro all’uomo con indifferenza. Più del coraggio giocò a mio favore il suo tasso alcolico. Mi chiese della moglie con voce aggressiva. Risposi nel mio inglese scolastico che sì, l’avevo vista poco prima, ma dal lato opposto della spiaggia, mentre passeggiava con la sua amica.
Il tipo grugnì qualcosa che non capii, si girò e tornò verso l’hotel. Tornai a respirare. Liberai le donne e, con un ultimo abbraccio, salutai Leslie e quella notte indimenticabile.
Quell’anno imparai due cose importantissime che ho insegnato ai miei figli: credere in sé stessi anche quando le premesse sono incerte e, soprattutto, studiare l’inglese. Potrebbe salvare la vita!








