Un mare di percorsi

Oltre la spiaggia in bicicletta, tra le storie e le terre della “Gente di Fiume”. L’impegno del Bim Basso Piave.

Che cosa c’entra il mare di Jesolo con il silenzio della bonifica e delle idrovore nell’entroterra veneziano? C’entra, ed è un legame antico che oggi corre lungo gli argini della Piave. Questo corridoio verde, una rete ciclo-pedonale che unisce la costa ai paesi dell’interno innestandosi sulla direttrice veneta della Trieste Venezia, è il risultato di un lavoro di valorizzazione portato avanti dal Consorzio BIM Basso Piave.

Ma cos’è, esattamente, un BIM? Nati negli anni Cinquanta, i Consorzi dei Bacini Imbriferi Montani uniscono i Comuni rivieraschi per gestire le risorse idriche e valorizzare il territorio. Il Consorzio BIM Basso Piave trasforma oggi questa missione in una magnifica opportunità per esaltare sia il turismo Slow, sia quello Active, offrendo una fitta rete di percorsi protetti che collegano la costa alle ricchezze storiche dell’entroterra.

«Da albergatore jesolano – riferisce il presidente del BIM Basso Piave, Alberto Carli – so bene quanto i nostri ospiti amino il mare, ma so anche che cercano sempre più esperienze autentiche, capaci di emozionare. I percorsi ciclo-pedonali del BIM offrono un’alternativa rigenerante a due passi dalla spiaggia, unendo la vacanza balneare alla scoperta di una cultura fluviale millenaria e di un paesaggio naturalistico importante».

L’itinerario ideale parte proprio da Cortellazzo, l’antico borgo di pescatori a Jesolo che conserva intatta la sua identità marinara. Da qui si pedala seguendo la corrente, protetti da una vegetazione che offre ombra e sollievo anche in piena estate, fino a Eraclea che vanta con la Laguna del Mort un polmone verde tra i più belli d’Europa. Risalendo la Piave Nuova, lo sguardo spazia sui profili degli antichi azerini – storiche arginature erette per contenere le piene del fiume – fino a Musile. Tappa d’obbligo a Caposile dove le acque del Sile incontrano la Piave Vecchia vicino al vecchio ponte a bilanciere. L’orizzonte rientrando verso Jesolo, si allargherà sulla Laguna Nord di Venezia, dominato dalla Torre del Caligo, antico avamposto doganale dove transitavano i burchielli della Serenissima.

Attraversato il Ponte della Vittoria si entra a San Donà di Piave, la città “fiorente e gaia” che Hemingway raccontò nelle sue pagine. Vale la pena spendere un’ora tra i sentieri del Parco Fluviale e le sale del MUB, il Museo della Bonifica, per capire davvero come l’uomo ha strappato queste terre all’acqua, ridisegnando il paesaggio agrario. Da San Donà, un anello ciclabile collega le due rive e porta a Noventa di Piave, che sotto Venezia fu un porto fluviale ricchissimo, come testimoniano le ville patrizie, su tutte Villa Da Mula a Romanziol, legata al Sansovino. Il viaggio si chiude sull’altra sponda, a Fossalta di Piave, davanti al Battistero della Pace, luogo della memoria dedicato ai Ragazzi del ’99, a pochi passi da dove Hemingway venne ferito durante la Grande Guerra.

Insomma, non un semplice catalogo di percorsi cicloturistici, ma un viaggio nello spirito della “Gente di Fiume”. Non è solo cicloturismo culturale, per chi deciderà di pedalare, ma è un’immersione totale nello spirito dei luoghi. Che amiate la mountain bike, la gravel o che preferiate il trekking e il Nordic Walking, gli argini del Basso Piave sono un santuario a cielo aperto in cui rigenerarsi. E dopo i chilometri nel verde, le tappe gastronomiche offrono sempre quel meritato “ristoro culturale”, dai sapori rustici di un piatto di “riso e tochi” alla freschezza degli spaghetti con le “pevarasse”.

Mettiti in sella o indossa le sneakers perché la Piave mormora ancora le sue storie.

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