Argento vivo

Denis Biondo è ancora sul podio dei Campionati Italiani di Cucina: questa volta con un argento dal sapore… d’oro.

Passione e professionalità. Si potrebbe definire l’effetto “P” per Denis Biondo, cuoco da oltre 30 anni, capace di risultati d’eccellenza nei concorsi di cucina, raggiunti grazie a quella passione e a quella professionalità che mette come ingredienti nel lavoro, nelle competizioni, nelle scuole e, naturalmente, nella vita. Denis lavora all’hotel Regents di Jesolo, una delle strutture ricettive della famiglia Fantinello.

Denis, partiamo dalla fine, dall’argento conquistato a Rimini, ai Campionati Italiani: cos’hai provato?

«Quando ho sentito pronunciare il mio nome, mi è quasi mancato il fiato dalla grande emozione».

Nonostante non fosse il tuo primo podio?

«Nel 2018 ho partecipato ad una competizione internazionale, al Principato di Monaco, aggiudicandomi il secondo posto in categoria e quinto agli assoluti; nel 2024, ancora a Rimini, un bel bronzo. Ma qui stiamo parlando del secondo posto, che vale ancora di più se si considera che, in questa competizione, è stato il massimo risultato raggiunto».

Per la cronaca, a Rimini ha vinto l’argento anche Michele Gentile e il bronzo Annachiara Didonè: tutti e tre lavorano in strutture della famiglia Fantinello. Denis, commentando il tuo successo, l’Assocuochi Serenissima, cui fai parte, ha sottolineato un aspetto che mi ha colpito: oltre alla tecnica, la pulizia esecutiva e la visione gastronomica.

«Mi fa piacere che lo abbia notato. In queste competizioni, la bontà del piatto vale il 50%, mentre per l’altra metà si considerano tutta una serie di altri aspetti come l’impiattamento, l’ordine, la pulizia, il rispetto della tecnica di cottura, quello dei nomi… E non è facile, fa parte di una crescita professionale».

Quando ti devi preparare per un concorso?

«Decisamente tanto: ci sono ben quattro mesi di lavoro dietro a questo risultato. Senza dimenticare che c’è la prima parte a novembre, dove si è in oltre mille cuochi da ogni parte d’Italia; dalla “scrematura” ne arrivano in finale circa trecento».

Come prestigio, questi risultati valgono una Stella Michelin?

«Se lo dicessi, non sarei più io. Diciamo che sono due cose completamente diverse. In ogni caso, io non ci penso. Com’è il mio lavoro? Si basa molto sulla professionalità; sono ancora della vecchia scuola».

Ma è vero che sei anche sommelier?

«Sono diventato sommelier di terzo livello con la Fisar di San Donà di Piave. Avevo voglia di imparare gli abbinamenti dei miei piatti con un buon calice di vino, senza affidarmi sempre ad altri».

E, giusto per non farti mancare niente, sei anche docente…

«Di solito che fa il mio lavoro nelle strutture estive, poi fanno la stagione invernale; io, invece, ho pensato di dedicare quei mesi per insegnare. E così, da ottobre ad aprile, sono docente all’accademia di cucina di Gruaro»

Ma cosa manca per fare innamorare nuovamente i giovani a questo lavoro?

«La passione, che vuol dire anche dedicarsi in ogni momento, mentre invece vedo giovani che pensano: chi me lo fa fare di stare in cucina fino a mezzanotte mentre i miei amici si divertono. Pensate che, nei corsi per privatisti, ho persone dai 50 anni in su…».

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