Don Bruno Zamberlan – «Riscopriamo il significato della nascita del Bambino»

In Zimbabwe una chiesa ispirata a quella realizzata in prossimità piazza Nember, a Jesolo.

Nato a San Donà, nella frazione di Fiorentina, nel 1943, con radici a Jesolo, molto legato nella parrocchia di San Liberale e Mauro di piazza Milano, don Bruno Zamberlan è un missionario salesiano che da 60 anni avvia e opera missioni in tutto il mondo: dall’America Latina all’Africa. Attualmente si trova  in Zimbabwe, ad Hwange, vicino alle famose cascate Vittoria del fiume Zambesi, dove sono presenti diverse miniere di carbone e dove ha contribuito a fondare, nel 1995, le prime opere nel Paese: una grande parrocchia, la prima scuola di formazione professionale e un campus che accoglie 700 ragazzi. A novembre è tornato a Jesolo per incontrare i suoi famigliari, gli amici e i parrocchiani.

Padre Bruno, come nasce la sua vocazione per le missioni?

«Fin da giovane avevo manifestato questo desiderio. Sono stato in America Latina: dall’Uruguay al Cile ma  anche in Brasile e in Argentina, fino alla Terra del Fuoco. Le esperienze successive sono state in Africa: in Tanzania e in Zimbabwe. In questo paese abbiamo fondato la prima scuole di formazione professionale per i ragazzi che permette agli studenti di avere un diploma utile per costruirsi un futuro».

Ha mai vissuto una situazione di pericolo?

«Molte volte. In Uruguay dal 1975 al 1985 ho vissuto sotto dittatura e sono stato quattro volte in prigione. In Africa ho imparato a convivere con le dittature».

A livello socio-politico quali sono le differenze  tra le missioni in America latina e in Africa?

«C’è sempre una dittatura militare ma in Africa i missionari sono maggiormente rispettati: chi è al potere crede in Dio anche se non è cattolico».

Oltre all’spetto spirituale, oggi a cosa servono le missioni?

«C’è la necessità di educare le persone. Cerchiamo di formarle affinché siano in grado di costruirsi una vita,  di diventare dei nuovi leader e, soprattutto, che siano oneste. Servono dei leader che guidino il popolo verso il sostegno alle persone più emarginate».

Come sarà il Natale in Zimbabwe?

«Nella mia comunità i cattolici sono pochissimi, siamo circa l’11% della popolazione totale. Il Natale non è una festa come possiamo intenderla noi, ma verrà celebrata nella chiesa cattolica con una liturgia».

In Italia, invece, cosa manca allo spirito del Natale?

«Chi dovrebbe far capire il senso del Natale mette Gesù un po’ all’angolo. C’è una grande attenzione all’aspetto materiale, si spende molto e si fanno grandi feste che, però, non riempiono il senso del Natale. Non è una critica: è questione di cultura. Molti adulti hanno perso il valore centrale del Natale: la nascita del Bambino».

È un concetto che può essere esteso a gran parte del mondo, non crede?

«Sì, la globalizzazione va fatta sui valori e non sugli aspetti materiali».

Da 60 anni è impegnato in missioni in tutto il mondo ma il legame con Jesolo continua ad essere molto forte..

«Qui ci sono le mie radici e appena posso torno con gioia. Ricordo con piacere come, nel corso degli anni, grazie allo Jesolo Sand Nativity sono stati raccolti fondi che hanno sostenuto le missioni in cui ho operato».

L’ultimo suo progetto è quello di realizzare in Zimbabwe, per i ragazzi del vostro campus, la nuova chiesa di Maria Ausiliatrice, ispirata alla chiesa del Cuore Immacolato di Maria di piazza Nember…

«Nella mia vita ho sempre avuto l’aiuto di Maria Ausiliatrice: ora desidero ringraziarla, costruendo insieme questa chiesa in suo onore. Per tutti, anche per chi non è cattolico, arriva un momento in cui ci si guarda dentro e si sente la necessità di dire grazie».

Perché la scelta di ispirarsi alla chiesa di piazza Nember?

«C’erano cinque progetti: in Zimbabwe la commissione di architetti e ingegneri ha scelto questo e, personalmente, ne sono lieto. L’architetto Devis Rampazzo che ha seguito la progettazione della  chiesa a Jesolo ci raggiungerà in sopralluogo. Verrà realizzata con materiali locali. Non sarà solo un segno di devozione, ma anche un legame tra Jesolo e lo Zimbabwe».

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