In bici con Iader Fabbri
Sportivo d’eccellenza, ex professionista di ciclismo, biologo, nutrizionista e divulgatore scientifico. Lui è Iader Fabbri, cui molti sportivi professionisti si rivolgono per consigli e cure. Noi dell’associazione Real Bike Guides lo abbiamo incontrato in occasione dell’evento “Jesolo, un mare di bici”. Di più: siamo usciti in bici assieme. E abbiamo approfittato per una intervista per “Felici in bici”.

Qual è il tuo rapporto con lo sport e, soprattutto, con la bicicletta?
«La bici è stata la mia più grande passione sin da ragazzino; non ho cominciato prestissimo, avevo 14 anni, ma ancora oggi cerco di pedalare, perché la bicicletta ti entra dentro e non l’abbandoni più. Credo che lo sport non sia un’attività collaterale ma un’attività principale a cui noi tutti dovremmo dedicarci; più che sport direi movimento, fa parte del nostro Dna ed è fondamentale praticarlo quotidianamente, perché è l’unica strada che abbiamo per riuscire a salvarci in questa jungla di nuova epoca».
Come ti sei avvicinato alla scienza della nutrizione?
«Il mio percorso è un po’ strano, io vengo dal mondo dello sport; non ero molto interessato agli studi, correvo in bicicletta da professionista e, quando ho smesso, ho fatto un po’ di tutto e da lì, mentre lavoravo, ho ripreso gli studi. Ma la passione per la nutrizione parte da lontano quando ero ragazzo, attraverso letture di maestri dell’epoca, che poi ho conosciuto e lavorato insieme in alcuni progetti legati al mondo dello sport».

Quindi, scienza e conoscenza…
Sì, certo. Sicuramente prima conoscenza e pratica sul campo e, poi, scienza che cerca di confermare oppure smentire alcune credenze di sport e alimentazione».
L’attività sportiva va sempre affiancata ad una sana alimentazione?
«Se noi mangiamo in una certa maniera, sicuramente possiamo avere anche una buona performance psico-fisica; come mangiare a caso sicuramente può portarci alla malattia».
Che consiglio daresti agli sportivi che ci seguono e, soprattutto, ai giovani atleti?
«Sicuramente di muoversi in tutti i sensi, mentalmente e fisicamente; e, poi, cercare di comprendere come gestire questo problema che abbiamo oggi, l’abbondanza di qualsiasi cosa, non solo di cibo, ma d’informazione, d’eccesso tecnologico. È la prima volta che dobbiamo gestire l’abbondanza, l’uomo ha sempre gestito la mancanza, la carestia. La vera sfida che noi abbiamo, e i giovani hanno, è quella di darsi un po’ di disciplina, cosa che è andata persa nella nostra società di oggi».








