Giulio Officinals – a spasso con Giulio
Si chiama Giulio Bassanese, ma per tutti quelli che lo seguono, nei social e ai suoi corsi, è Giulio Officinals, ovvero “Quello delle erbe selvatiche”. Da anni, infatti, studia, raccoglie e insegna a riconoscere le erbe selvatiche direttamente sul campo. Le sue “passeggiate”, anche se sarebbe meglio dire le sue lezioni a cielo aperto, o direttamente “sul campo” (letteralmente), sono richiestissime in tutta Italia. Nei giorni scorsi è stato ospite de “Onde della terra”, l’azienda agricola di Jesolo conosciuta per le sue produzioni di zafferano, lavanda, erbe aromatiche e officinali. Noto il suo labirinto di lavanda.
Giulio, ma com’è nata questa passione?
«Si potrebbe pensare che è una tradizione di famiglia, ma non è così. Sono nato in campagna, è vero, però anche qui tutti consideravano le erbe spontanee come delle erbacce da estirpare, come avviene per la maggior parte delle persone. Gli agricoltori sono poco inclini alla raccolta di queste erbe. Poi, una quindicina di anni fa ho conosciuto una persona, con cui abbiamo stretto amicizia, che mi ha spiegato che le erbe si possono mangiare. A quel punto nella mia testa è scattato un “click” ed è cambiata la mia vita».

Poi quali sono state le tappe che ti hanno portato qua?
«Io sono laureato in scienze e cultura del cibo, nella facoltà di agraria e sognavo di aprire una azienda agricola. Con il mio amico Alan abbiamo creato un’giuliogiugiazienda praticamente da zero, producendo prodotti con erbe spontanee e un piccolo campo di erbe officinali che coltivavamo nel Carso Goriziano. Approfondire l’argomento delle erbe selvatiche mi ha aiutato perché raccogliendole e sfruttando un po’ di più l’eco sistema, trattando la terra come un agri-eco sistema, mi ha permesso di realizzare dei prodotti risparmiando nei trattori, nel carburante, nelle concimazioni…».
L’azienda è andata avanti per qualche anno: e poi?
«Con Alan le strade si sono divise ed io ho iniziato a lavorare in una startup del cibo come social media manager. E da tre anni faccio corsi di riconoscimento delle erbe, unendo le due cose, ovvero l’attività “social” (creando video divulgativi), con la mia conoscenza ed esperienza, per fare conoscere a più persone possibili le qualità ed i vantaggi delle erbe selvatiche, come fonte di cibo buono».

Che vengono usate anche nella cucina “ufficiale”?
«Certo, sono usate anche da chef stellati, perché hanno gusti incredibili. Sono erbe che, raccogliendole direttamente sul posto, mantengono gusto e qualità salutistiche. È un alimento nutraceutico, che puoi mangiare ogni giorno e fa bene, come fosse una piccola medicina».
Quando fai questi corsi, in cosa le persone si sorprendono di più?
«Si sorprendono di sapere che nel loro giardino le “erbacce” sono commestibili e molto buone. E, in qualche modo di conseguenza, si sorprendono della vita che stanno facendo, pensando che, forse, fino ad ora si sono perse qualcosa. Quando facciamo le nostre passeggiate, magari camminando in mezzo ad un bosco, sentono nuovi odori, nuovi rumori… sembra che vedano il mondo con occhi nuovi, magari trovandosi in un parco, o comunque in un contesto, che conoscevano molto bene, o che pensavano di conoscere bene. Ed è questo che mi fa maggiormente piacere: donare un’altra vista rispetto al mondo che abbiamo».

L’altro giorno ho trovato, in un supermercato, una vaschetta di ortiche a 2,50 euro: come lo devo interpretare?
«Secondo me è un bene, perché fa capire il valore di cose che magari si trovano nel giardino di casa. Perché, uno dei vantaggi delle erbe selvatiche è che sono gratis».
Tu come ti definiresti?
«Mi definisco un cyber hippy, perché molto digitale, ma ancorato a certi valori di natura e di sostenibilità. Rivisito il foraging in chiave moderna, o in chiave totalmente decostruita rispetto a tutto quello che è la nostra tradizione. Ogni essere umano ha un forte bisogno, ovvero stare bene attraverso quello che mangia; e la cosa più immediata da fare è pensare che nel mio giardino c’è l’erba fresca, super nutriente, super buona e gratis, per cui, perché non dovrei mangiarla? Questa è la mia visione ed il motivo per cui cerco di trasmetterla ad altre persone».








