Semplicemente Francesca

Imitatrice insuperabile, voce di Rds, presentatrice di Striscia la Notizia, Francesca Manzini si è raccontata in un libro

Tutti la conoscono come straordinaria imitatrice e presentatrice di Striscia la Notizia. A Jesolo l’abbiamo abbracciata a Caribe Bay, lei inviata di Rds, ma anche come ospite d’onore alla festa dei 60 anni dell’Associazione Jesolana Albergatori. Nel libro “Stay Manza” è semplicemente Francesca Manzini, con il dolore e le debolezze che l’hanno accompagnata dall’adolescenza e che ha voluto raccontare anche per aiutare tante persone, tanti giovani, che magari si stanno trovando nella situazione da lei già vissuta.

Francesca, perché hai deciso di scrivere questo libro?

«Ho pensato fosse arrivato il momento di mettermi a nudo e di raccontare la verità, con l’intento di aiutare donne e uomini nell’affrontare determinati problemi. Ho avuto dei ritorni sui social, di persone che mi hanno ringraziato perché la mia storia, nella quale in molti si sono ritrovati, è stata la loro forza per iniziare».

Cosa consigli ad un giovane che soffre di disturbi alimentari?

«Di concentrarsi molto su ciò che vorrebbe per davvero. La vita è una questione di volontà e questo l’ho scoperto con l’amore, che può anche sparire, mentre la solerzia ed il buon compromesso aiutano ad andare avanti. Io mi sono guardata dentro e mi ero resa conto che stavo toccando il fondo e che era giunto il momento di stare bene».

Quanto è importante l’amore, per Marco in particolare?

«Ho avuto un percorso, che non erano mai amore vero, perché avevo paura di progettare. Sono state tante parentesi importanti. Con Marco ho trovato tutti i puzzle, nell’equilibrio e nella stabilità affettiva».

A proposito di Marco, per una come te che fa le imitazioni, è curioso che ti sia trovata un fidanzato che è la copia perfetta di Johnny Depp…

«E’ una cosa divertente. E mi viene da ridere quando, mentre siamo a passeggiano, ci fermano per fare la foto con lui, anche perché Marco è un ragazzo timido».

Ora che hai rotto il ghiaccio con questo libro, non è che ci hai preso gusto e vorrai fare la scrittrice?

(ride) «E’ bello mettersi a nudo, però fa strano. Scrivere questo libro mi ha emozionata dentro, mi ha fatto rendere conto cosa sono stata, chi sono stata, che se solo ci penso le emozioni cantano l’acuto di Mahmood e Blanco in Brividi. Comunque io di solito quando faccio le cose, poi non ne parlo più, anche perché le cicatrici rimangono e un po’ ne soffro».

Quando hai scoperto che avevi dei personaggi che volevano uscire?

«La primissima imitazione l’ho fatta di uno showgirl degli anni Sessanta/Settanta: mia sorella, che è più grande, ha sempre avuto la passione per i varietà ed io, invece di giocare con le bambole, passavo il tempo a guardare questi spettacoli; ho iniziato con lei. Poi con Mara Venier guardando Domenica in… Comunque quello delle imitazioni è un percorso professionale, che ha incluso l’esperienza con Maria De Filippi, che mi ha fatto cantare e semi condurre; si può dire che lei sia stata la spinta, lo tsunami che mi ha portato nel mare calmo. E Antonio Ricci l’ha visto, mi ha capita al volo, mi ha studiato per mesi, per poi promuovermi come conduttrice».

Cos’hai provato a presentare Striscia con un mostro sacro come Jerry Scotti?

«Jerry è un Corrado, un Walter Chiari, un Pippo Baudo… la punta di diamante di Mediaset. Ed un grande signore, che mi ha dato consigli fino all’ultimo momento. Mi ha commosso il modo in cui mi ha accolta e accompagnata».

Quanto conta per te la radio, Rds in particolare?

«Conta tantissimo. La radio è ritmo, connessione continua, è velocità di pensiero».

In quale esperienza professionale ti senti più te stessa?

«Vorrei morire nel cinema. Se riuscissi a dividere la mia vita tra Rds, Striscia e cinema, sarebbe perfetto, perché sono i posti in cui mi sento più a mio agio. C’è un progetto in corso con Netflix, assieme a Ficarra e Picone (alla regia)».

Prossimi obiettivi?

«Posso dire di essere nata da poco, per cui voglio camminare un passo alla volta. Se poi qualcuno mi dice di essere già capace, beh, mi butto a studiare per farmi trovare in grande forma. Con umiltà dico di ispirarmi a Fiorello. E vi racconto questo aneddoto. Ci trovavamo in una riunione, io avevo 19 anni, io e lui. Ad un certo punto si gira verso di me e mi fa: ma tu da grande cosa vuoi fare? Ed io: Fiore, non ti offendere, ma vorrei essere te, fra 10 anni, al femminile».

Ti piace viaggiare e cosa non deve mai mancare in valigia?

«Mi piace tantissimo. Cambiare è il desiderio più grande di noi circensi. Proprio oggi dicevo a Marco: sai dove vorrei essere? In Thailandia, in uno di quei paradisi che si vedono nelle foto. Cosa portare in valigia? Il Gaviscom, il resto sono solo scemenze».

Magari anche qualche giorno a Jesolo per uno spettacolo…

«Volentieri, ma con una doccia portatile. Se vuoi vengo, ma conduco con un microfono idoneo all’acqua. Quello che ricordo di Jesolo è la spensieratezza e il ritorno ad una adolescenza che non ho vissuto e che ho ritrovato tardi. Oltre all’umidità che manco a Shangai risparmiando 23 ore di volo»

Non ricordo bene: ma quella volta riuscirono a farti fare il tuffo dal bungee jumping di Caribe?

«No e non mi avrete mai».

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