Stefano Vit «Vi racconto le “mie” frecce tricolori»

Il nuovo comandante della Pattuglia Acrobatica Italiana pronto a guidare le Frecce all’Air Show

Il tenente colonello Stefano Vit è il nuovo comandante delle Frecce Tricolori. Quarantuno anni, originario di San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, ha all’attivo oltre tremila e duecento ore di volo. In precedenza, aveva ricoperto diversi ruoli all’interno della formazione della pattuglia. L’ultimo, in ordine di tempo come, capo formazione. Vit ha ricevuto il testimone per il nuovo incarico dal tenente colonnello Gaetano Farina a novembre. Ecco cosa ci ha raccontato.

Comandante, per Lei, che cosa significano le Frecce Tricolori?

«Da un punto di vista personale, le Frecce Tricolori sono un sogno nato poco per volta che poi è diventato realtà: da ragazzo desideravo diventare un militare, solo in seguito ho scoperto che era possibile essere un militare e un pilota e le Frecce Tricolori hanno rappresentato una meravigliosa sfida nella mia carriera di pilota operativo».

Ci può dare una sua definizione di volo acrobatico?

«L’acrobazia aerea è la forma di volo che più di ogni altra esprime il connubio tra pilota e aeroplano e si fonda su una costante cura del dettaglio e ricerca della perfezione. Attenzione, però, a non pensare che si tratti di una sfida personale tra il pilota e il suo velivolo: il nostro è un volo acrobatico collettivo. Ognuno mette le proprie abilità al servizio della formazione, per rendere possibile quella meravigliosa danza aerea di dieci velivoli».

Lei che è Friulano, che emozione prova nel volare con le Frecce Tricolori nei cieli di casa?

«In realtà, nonostante io sia nato in Friuli, sono cresciuto in Veneto, al quale sento di appartenere. Il mio legame con il Friuli, però, è forte: ho alcuni parenti qui, capisco abbastanza bene il dialetto, ma soprattutto mia moglie, la mia compagna di vita da quasi vent’anni, è friulana ed è qui che sono nati i nostri figli. Il Friuli Venezia Giulia ormai è la casa mia e della mia famiglia, oltre che la culla dove è nata l’acrobazia aerea oltre un secolo fa, e volare nei cieli di casa, sapendo di portare avanti una lunga tradizione, è un’emozione sempre forte, alla quale non credo mi abituerò mai».

Ogni anno, tra una stagione e l’altra, vi è un nuovo ingresso e alcuni piloti cambiano la loro posizione all’interno della formazione. Trattandosi di un volo a vista basato quasi esclusivamente su riferimenti visivi, in alcuni casi è quasi come ricominciare da zero, come si affronta tutto questo?

«I nostri piloti, compresi i nuovi ingressi della stagione, sono piloti operativi provenienti dalla linea aerotattica dell’Aeronautica Militare Italiana, che vantano una grande esperienza maturata in oltre 10 anni di servizio. Ciononostante ogni anno, nel periodo invernale, l’addestramento riparte da capo, a ritmo costante ma graduale.

I piloti più esperti aiutano i giovani, tramandando un bagaglio di conoscenze consolidatosi in oltre 60 anni di storia. A maggio, con l’avvio della stagione, siamo pronti a debuttare con la formazione al completo e ad eseguire l’intero programma acrobatico».

Lei, oggi, durante le esibizioni non è più in volo ma a terra e ricopre un ruolo paragonabile a quello del direttore d’orchestra: come vive l’esibizione delle Frecce Tricolori da questa prospettiva?

«È una nuova sfida, dopo dieci anni si potrebbe pensare di sapere tutto ma in realtà non smetto di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Ora il mio compito è quello di dirigere il volo da terra e assicurarne la sicurezza, le tempistiche e la spettacolarità. Ma c’è molto altro oltre al volo: i dieci piloti sono solo gli attori che vanno in scena, mentre dietro alle quinte si svolge ogni giorno un imponente lavoro.

Manutenzione, operazioni, materiali ed equipaggiamento, organizzazione amministrativa, pubbliche relazioni… Come comandante ho la responsabilità del lavoro di circa un centinaio di militari, senza i quali niente di quello che vedete in aria sarebbe possibile».

Cosa direbbe ai ragazzi con la passione per il volo che vorrebbero intraprendere la carriera di pilota?

«Sembra scontato ma non c’è niente di più vero: occorre impegnarsi al massimo delle proprie capacità in ogni cosa, anche quelle che potrebbero apparire meno importanti. Quello del militare e del pilota è un mestiere bellissimo, ma dietro all’immagine che tutti vedono si nascondono anni di duro lavoro, disciplina, sacrificio personale e dei propri cari. Non bisogna mai scoraggiarsi ma tenere a mente l’obiettivo. Vi assicuro che alla fine ne sarà valsa la pena».

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