Il fascino ritrovato del ventaglio
Per anni lo abbiamo relegato nell’armadio, considerandolo un oggetto antiquato e guardandolo quasi con sufficienza. Poi, piano piano, ne abbiamo riscoperto il fascino. Nelle giornate di caldo torrido, il ventaglio è tornato ad essere un alleato irrinunciabile: lo avvistiamo nella vita di tutti i giorni, agitato a ritmo di musica ai festival estivi o usato con disinvoltura in discoteca. Forse non raggiungerà più i vertici di assoluto status symbol di tre secoli fa, ma questo accessorio ha riconquistato il suo posto nella moda e nelle borse di tutti.
Dietro quel gesto così naturale di aprirlo e richiuderlo si nasconde, però, una storia molto più antica. Nell’antico Egitto, grandi ventagli di piume decorati con pietre preziose erano utilizzati nelle cerimonie e nelle corti come simboli di prestigio e autorità. In Cina e in Giappone, invece, il ventaglio assunse forme e significati diversi, entrando nella vita quotidiana, nei rituali e persino nella tradizione militare: esistevano, infatti, ventagli da guerra, utilizzati anche come strumenti di comando e difesa (il cosiddetto gunsen).
Arrivato in Europa, il ventaglio divenne soprattutto un raffinato accessorio di moda e seduzione. Tra il Seicento e il Settecento conquistò le corti e si trasformò in un vero oggetto di lusso, spesso decorato con scene dipinte, ricami e materiali preziosi. Nell’Ottocento arrivò persino a essere associato a un curioso linguaggio di gesti: aprirlo, chiuderlo o muoverlo in determinati modi poteva suggerire interesse, rifiuto o complicità. Un “gioco” di società che contribuì ad alimentarne il fascino.
Dalle stampe pubblicitarie alle passerelle del Novecento, il ventaglio ha continuato a reinventarsi, fino a diventare un elemento distintivo anche nell’immaginario della moda contemporanea. Oggi torna protagonista: ecologico, scenografico e soprattutto pratico, trova spazio tra le mani e nelle borse, trasformando un semplice gesto contro il caldo in un piccolo rituale di stile.








