Occhi dritti all’orizzonte. In moto sogno

Raffaele Di Luca, pilota disabile e Di.Di, l’associazione che avvicina al mondo delle due ruote

Qualcuno potrebbe credere che la mancanza di braccia o gambe possa ostacolare correre in moto. Per molti, forse, ma non per tutti. Alcuni, irriducibili, non hanno mollato e hanno fatto della loro passione un’occasione di rimonta. Parliamo di Di.Di.: Diversamente Disabili, che nasce nel 2013 per avvicinare al mondo delle due ruote i disabili e rimetterli in moto. Presidente è Emiliano Malagoli. A 40 anni perde la gamba destra in un incidente stradale in moto, ma, in tempi record, trova la forza di tornare in pista e condividere la sua passione con altri disabili.

A una gara di Endurance conosce Chiara Valentini, campionessa europea di motociclismo velocità. Dal loro incontro, esperienza e determinazione nasce Di.Di. che oggi conta 200 soci, 45 piloti e 12000 fans. L’obiettivo è mettere o rimettere in moto i disabili, realmente e metaforicamente. La moto come elemento di socialità, di recupero, di attività e vita.

Il loro motto: “Senza un braccio, senza una gamba, in sedia a rotelle… Perché la moto? Molto semplice… A piedi cammino. In macchina viaggio. In moto sogno”.

Le attività sono varie: una Scuola Guida dedicata a disabili che vogliono tornare sulle due ruote, un team motociclistico composto unicamente da piloti disabili pronti a schierarsi nelle competizioni motoristiche nazionali ed internazionali come le tre edizioni estive di European Bridgstone Iron Cup e Octo Cup, il primo campionato al mondo dedicato a piloti paralimpici. E, naturalmente, la mototerapia. La loro forza di mettersi in gioco è l’esca che ci porta a parlare con Raffaele Di Luca, pilota disabile, categoria 600 cc su Yamaha R6. Con lui vorremmo capire cosa porta una persona con disabilità a misurarsi con questa adrenalinica attività.

Ciao Raffele. Da dove ha inizio la tua storia?

«Nnel 1996 ho avuto un incidente stradale in moto mentre rientravo in caserma per servizio (sono un vice Brigadiere nel R.O. dell’Arma dei Carabinieri). Nell’incidente ho perso l’arto superiore destro, la frattura di L2 e una lesione del nervo sciatico di sinistra. Da allora pratico diversi sport come nuoto, pallanuoto, tiro a segno e sci di fondo».

Cos’ha significato e cosa significa per te correre in moto?

«Libertà, adrenalina e condivisione della propria passione per le moto con gli altri».

Che problemi incontri nel coniugare la tua disabilità con le tue passioni?

«Nessuna: volere è potere».

Parlaci di Di.Di.: cos’ha significato per te?

«Di.Di. nasce dalla mente di Emiliano Malagoli e di Chiara Valentini per poter far rimontare e/o montare in moto persone con disabilità, con corsi, organizzando gare e facendo, per chi non può, la “moto terapia”. Grazie a loro sono riuscito a salire in moto dopo 22 anni dall’incidente. Di.Di. nei propri corsi mette a disposizione moto adattate ad ogni tipo di disabilità e segue i propri atleti con istruttori con gli stessi tipi di disabilità».

Come sopperisci alla mancanza del braccio nella guida della moto?

«Usando le gambe, il busto e un po’ la protesi. Rimontare in moto è stata un’emozione indescrivibile: non avrei mai pensato di poterlo più fare».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Vorrei continuare a fare il Campionato Italiano e, chissà, un giorno l’Europeo».

Se dovessi scegliere un tuo mantra personale, quale sarebbe?

«Se il destino è contro di noi peggio per lui. Che è il motto del Primo Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania».

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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