Il valore dell’errore

“Non aver paura di fare degli errori, perché non c’è altro modo per imparare come si vive.”

Le parole di Alfred Adler, psichiatra e psicoterapeuta, colgono un aspetto fondamentale dell’esperienza umana: l’errore non è un ostacolo alla crescita, ma una sua componente essenziale. Ogni piccolo errore contribuisce alla costruzione della nostra identità. Sbagliare, cadere, commettere ingenuità: sono proprio questi momenti che ci permettono di evolverci, di cambiare prospettiva e, col tempo, di avvicinarci a una versione più consapevole di noi stessi. Dal punto di vista psicologico e neuroscientifico, l’errore ha un ruolo attivo nell’apprendimento. Quando impariamo un nuovo compito, il cervello non si limita a memorizzare informazioni: utilizza gli errori come segnali per correggere e affinare le proprie strategie. Anche senza che ce ne rendiamo conto, ogni sbaglio attiva processi che guidano verso un miglioramento, una sorta di “intelligenza implicita” che orienta il cambiamento. Eppure, nella vita quotidiana, tendiamo a vivere l’errore in modo opposto. Spesso lo neghiamo, lo nascondiamo o lo carichiamo di vergogna, come se fosse la prova di un fallimento personale.

L’imperfezione è frustrante: desideriamo che tutto vada sempre per il meglio e fatichiamo ad accettare i nostri limiti. Accettare di essere imperfetti, invece, rappresenta un passaggio cruciale.

Non significa arrendersi o rinunciare a migliorarsi, ma riconoscere i propri limiti per poterci lavorare in modo più efficace. Significa sviluppare un atteggiamento più compassionevole verso se stessi: perdonarsi quando si sbaglia, quando si ferisce qualcuno o si rimane delusi, quando non si è all’altezza delle proprie aspettative. In fondo, sbagliare è ciò che ci accomuna tutti. La vera differenza sta nel modo in cui reagiamo agli errori e nel significato che scegliamo di attribuire loro. Imparare dai propri sbagli non è una semplice frase fatta, ma un atteggiamento mentale: implica apertura, flessibilità e la capacità di mettersi in discussione. Errare, quindi, non è solo umano: è vitale. Come potremmo imparare senza inciampare? Come potremmo costruire la nostra unicità senza rompere e ricomporre parti di noi? Come ricordava Gianni Rodari, l’errore non è soltanto una mancanza, ma un elemento essenziale: utile quanto il pane e, a volte, persino creativo e sorprendente, proprio come la Torre di Pisa.

È una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione a Jesolo, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni. Per scrivere a Petra Visentin: petravisentin@gmail.com

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