L’amor proprio alla base della felicità

Fin dall’infanzia i nostri genitori ci insegnano a rispettare gli altri, ci dicono quando le nostre parole o azioni possono danneggiarli e, se manchiamo di rispetto, ci incoraggiano a chiedere perdono. Tuttavia, in tale equazione ci si dimentica di qualcosa: il rispetto per se stessi. Quando veniamo educati a non disturbare gli altri, a poco a poco si va generando la convinzione che le nostre idee, sentimenti e bisogni non siano così importanti o degni di essere presi in considerazione. E così spesso tendiamo a sottovalutare l’amor proprio oppure a confonderlo con l’egocentrismo o il narcisismo, caratteristiche che hanno una valenza negativa. In realtà l’amor proprio è un requisito fondamentale per vivere serenamente ed instaurare rapporti interpersonali sani ed equilibrati. Se non provo affetto, stima e rispetto nei miei confronti, tenderò ad instaurare con gli altri delle relazioni sbilanciate o patologiche.

In realtà l’amor proprio è un requisito fondamentale per vivere serenamente ed instaurare rapporti interpersonali sani ed equilibrati. Se non provo affetto, stima e rispetto nei miei confronti, tenderò ad instaurare con gli altri delle relazioni sbilanciate o patologiche. Infatti, se non mi voglio bene io, perché dovrebbero volermene gli altri? L’amor proprio è come la rotta per una nave, l’ELEMENTO BASILARE per potere compiere un viaggio e raggiungere con impegno e fatica la meta desiderata. La mancanza di amor proprio è come una nave senza rotta che si fa trascinare dalle onde e dal vento e senza fatica raggiunge un porto non desiderato.

La differenza la fa l’IMPEGNO di sé: nel primo caso è tanto e presuppone di tenere duro, mantenere la rotta, affrontare e superare gli ostacoli, fare delle scelte consapevoli e aver previsto anche un piano di riserva qualora servisse; nel secondo caso, invece, l’impegno di sé è scarso e implica il lasciarsi andare a quello che capita, senza sforzi e senza fatiche, abbandonandosi agli eventi e alle esperienze incontrate.

Sebbene apparentemente il secondo caso sembrerebbe più facile, in realtà ha un prezzo alto da pagare poiché riserva la brutta sorpresa di una destinazione non desiderata, un costo salato fatto di insoddisfazione. Ognuno di noi, quindi, può scegliere se coltivare l’amor proprio e impegnarsi per conquistare la felicità oppure non coltivare l’amor proprio e non impegnarsi per conquistare l’infelice sofferenza.

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È una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLIMEDICA, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni. Per scrivere a Petra Visentin: petravisentin@gmail.com

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