L’anima bella di Mauro Corona

Lo scrittore di Erto protagonista a Jesolo Libri

Mauro Corona non è mai banale, non è mai scontato. E’ così. E piace per questo. Prendere o lasciare. Anche quando, nel fuori programma della rassegna Jesolo Libri, doveva arrivare da solo, poi viene annunciato che ci sarà anche l’amico Costante, detto “Il Pojana”, l’incredibile imitatore i uccelli. E poco più tardi che ci saranno altri due ragazzi, che Mauro ha iniziato a portarsi alle presentazione per mostrare il loro talento. E così, in piazza Milano, la serata prende una piega particolare. Anzi, straordinaria. Che fa tenere incollata la gente, tanta gente, anche quando inizia a piovere.

«Abbiamo deciso di alternare le quattro chiacchere con alcune canzoni di questi due super talenti. Li porto con me per aiutarli, perché bisogna aiutare i giovani talenti e avvolgerli d’affetto».

Ed effettivamente sono molto bravi. Mauro poi inizia a parlare di “Quattro stagioni per vivere”, il suo ultimo romanzo. E vedi un Corona più sereno, felice del suo lavoro, quasi fosse emersa la sua anima.

«Grazie che hai detto questo, è una giusta osservazione. Gli altri libri contenevano dentro cattiveria e ferocia. Non ho mai riletto i miei libri, se non qualcuno e quelli che ho letto mi hanno spaventato. Ricominciando ad andare per montagne durante la pandemia, mi sono riappropriato della mia anima vera, un’anima che non conoscevo e che era sopraffatta dalla necessità di difendermi.

E così ho scoperto quest’uomo, che ha sempre recitato una parte. Questo libro ha sorpreso anche me. A 72 anni, insomma, ho tirato fuori la mia anima e questo mi ha reso felice. E mi ha anche fatto commuovere».

Un uomo, il protagonista del libro, costretto a scappare tra i boschi delle montagne per non essere ucciso, che riscopre la natura.

«Una natura che lui credeva di conoscere molto bene ed invece sapeva solo ciò che, egoisticamente, gli serviva. Invece scopre che il rumore della valanga (a debita distanza e quando non fa danni), ad esempio, è musica. Scopre che quelli che lui cacciava, sono stati i primi ad andargli in aiuto».

Con questo romanzo anche i grandi critici ti hanno elogiato: che ne pensi?

«Mi fa piacere che anche gli “stroncatori” abbiano dato acqua alle radici: non mi ero mai accorto di avere tutte queste qualità. Ho passato dei momenti terribili e mi sono salvato raccontando storie. Ho ascoltato, ho letto vagonate di libri, ma non trovavo mai le storie che la mia anima avrebbe cercato. E così ho iniziato a raccontare le mie».

Intanto inizia a piovere sempre più forte… «Ma cosa saranno mai due gocce»… E la gente rimane lì, in piazza, all’aperto, ad ascoltarlo.

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