Il Mort di Cortellazzo

La foce del fiume Piave è inquieta e mutevole da secoli. Da quando cioè la Serenissima Repubblica di San Marco decise di deviare il fiume alpino in un nuovo alveo, che doveva mettere foce a Porto Santa Margherita. In realtà il Piave creò spontaneamente la sua nuova foce nel 1683 e lo fece aprendosi un varco immediatamente a est di Cortellazzo. Poi, alcuni secoli dopo, nel 1935, ecco il fiume aprirsi un nuovo sbocco a mare, creando la foce attuale. È così che, nel tratto di foce del fiume, si è formata la piccola laguna marina chiamata Mort di Cortellazzo.

Un mondo a parte in cui la natura di foce ha lavorato indisturbata per secoli, creando habitat di grande interesse naturalistico e un paesaggio che riporta, con alcuni scorci, alle origini lontane. Quelle in cui l’uomo non aveva ancora addomesticato la Natura e le grandi forze naturali rappresentate dal fiume, dal mare, dalle correnti e dai venti, modellavano liberamente il territorio. Una realtà da conservare, a beneficio delle garzette e rondini di mare, dei granchi e dei ramarri.

Il Ramarro

Il Ramarro (Lacerta bilineata) è uno splendido rettile appartenente alla famiglia Lacertidae. Di dimensioni doppie rispetto alla comune Lucertola campestre (Podarcis siculus), se ne distingue per il colore verde brillante, con il sottogola che, nei maschi, diviene azzurro intenso nella stagione riproduttiva. Grande predatore di insetti e di altri piccoli invertebrati, questa specie ha subito una evidente rarefazione territoriale a causa dell’impiego di sostanze chimiche in agricoltura.

Presso le dune e le macchie di arbusti del Mort di Cortellazzo, tuttavia, il Ramarro è ancora presente con una popolazione abbondante ed è una delle prede di cui si alimenta il Biacco (Hierophis viridiflavus), che ne condivide l’habitat.

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Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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