Il ritorno del Cigno reale e dell’Oca selvatica

Nel vasto e interessante panorama dell’avifauna jesolana, spicca la presenza di due grandi protagonisti. Si tratta del Cigno reale (Cygnus olor) e dell’Oca selvatica (Anser anser), ambedue appartenenti alla famiglia degli Anatidi. Sull’indigenato del Cigno reale, le fonti non sono concordi, essendo l’areale della specie tipicamente centro europeo. Nella prima metà degli anni Ottanta del Novecento, comunque, essa fu oggetto di un progetto di introduzione, grazie al quale vennero liberate alcune decine di esemplari.

La specie, trovandosi a proprio agio in un ambiente ricchissimo di acqua marine, salmastre e dolci, si è quindi insediata stabilmente, formando una popolazione che, nel Veneto Orientale raggiunge attualmente le ottocento unità. Diverso è stato invece il ritorno dell’Oca selvatica, già presente storicamente. Quest’ultima, infatti, si è insediata, grazie ad individui provenienti dalle lagune friulane, dove era stata, a sua volta reintrodotta dai naturalisti locali.

Il Cigno reale

Uccello splendido per l’eleganza del portamento e il candore del piumaggio degli adulti. Le coppie sono territoriali e, scelto un tratto di fiume o uno specchio d’acqua vallivo, vi costruiscono il nido, difendendolo dagli altri individui della stessa specie. Le uova deposte sono generalmente sei-otto e l’incubazione dura circa 28 giorni. I pulli, coperti di piumino grigio, vengono difesi con forza e determinazione dai genitori, che scacciano gli altri anatidi che si trovino nelle vicinanze.

La dieta del Cigno reale è composta eminentemente da piante erbacee, che la specie preleva dalle sponde dei corsi d’acqua, dalla loro superficie o dai bassi fondali fino alla profondità di un metro.

La specie è stanziale e nei mesi invernali può formare concentrazioni che superano anche i cento individui.

Michele Zanetti

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Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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