«Sogno il Lungomare delle Stelle»

Francesca Michielin, originaria di Bassano del Grappa (Vicenza), cantautrice e polistrumentista, una delle artiste più complete ed interessanti del panorama attuale, ha debuttato nel 2011 partecipando e vincendo la quinta edizione di X-Factor. Seconda a Sanremo nel 2016 con “Nessun grado di separazione” (doppio platino), ha anche rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest nello stesso anno con una performance suggestiva e apprezzatissima.

Lo scorso marzo ha partecipato a Sanremo 2021 assieme a Fedez con la canzone “Chiamami per nome”, classificandosi al secondo posto. Da luglio è tornata in tour in tutta Italia con “Fuori dagli spazi”. Lo scorso 5 agosto, si è esibita a Jesolo al Suonica Festival.

Finalmente sono ripresi i concerti live, che effetto ti fa?

«E’ una bella sensazione, ci sono ancora delle regole, per esempio il distanziamento e l’uso delle mascherine, però è sicuramente un ritorno alla vita. È bello vedere gli occhi felici del pubblico, poi per effetto delle restrizioni sembra una musica più pura, c’è un senso più artigianale del nostro lavoro».

Cosa proponi nel nuovo tour?

«E’ una raccolta del mio percorso, di quanto è avvenuto in questi dieci anni. Non a caso ci sono canzoni storiche che sono state riscritte e riarrangiate per l’occasione ».

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Sembra quasi che descrivi una Francesca inedita…

«In un certo senso è così; però in ogni tour cerco di allestire uno spettacolo sempre diverso dal precedente».

Ci racconti l’emozione vissuta a Sanremo?

«Intensa e sicuramente più speciale della precedente. Il contesto storico era diverso: dopo mesi di chiusure la musica è ripartita. Anche per questo ho avvertito un maggiore impegno da parte di tutti».

 Ma è vero che il tuo primo concerto è stato a 5 anni dai Pooh?

 «Sì, erano a suonare a Marostica. E volevo diventare batterista, dopo avere visto Stefano D’Orazio. Però, tra i tanti strumenti, non suono quello; in compenso lo suona mio fratello. A proposito: so che a Jesolo avete intitolato un tratto di Lungomare ai Pooh: ci andrò in pellegrinaggio. E aggiungo: il sogno della mia vita è di avere un tratto di Lungomare delle Stelle dedicato a me, come avete fatto per altri veneti, come Del Piero, la Pellegrini e Bebe Vio».

 Il tuo rapporto con Jesolo?

«Ci vengo in vacanza da quando ero in pancia di mia mamma, ho frequentato la zona di piazza Torino e del Villaggio Marzotto; ci sono venuta anche con mia nonna, questa è la spiaggia della mia infanzia. Di Jesolo mi piace tutto, è una città molto curata, che dà molte possibilità».

Com’è stato suonare agli Eurovision?

«E’ una di quelle esperienze che ti portano fuori dal giardino di casa. Sono molto intense, interessanti, costruttive ed importanti, perché vedi persone diverse ed è un ambiente che nasce per sensibilizzare la libertà di espressione. Per me, che avevo 20 anni, è stato molto formativo: ho imparato tantissimo, oltre ad avere conosciuto tante persone diverse».

Come giudichi la vittoria dei Måneskin?

«Spero che sia un modo per sensibilizzare di più tutto il Paese sull’importanza dell’Eurovision, con l’aggiunta che stiamo parlando di una rock band e tutto diventa ancora più bello. Jesolo si è candidata per l’edizione del 2022: farò il tifo perché riesca ad ottenere l’assegnazione».

Le tue canzoni sono state nominate da Amnesty International: è la dimostrazione che la musica può fare molto…

«La musica può fare tantissimo. Poi, è chiaro che nessun artista è tenuto a dare messaggi sociali e politici, perché la musica è uno dei luoghi franchi; però, credo nella possibilità di avere, con la propria musica, un potere comunicativo profondo, bello ed importante. Io sono stata in nomination con due canzoni con Amnesty ed è stato bellissimo. Mi piace quando vengo a sapere che dei prof analizzano i miei testi a scuola, oppure che un ragazzo austriaco li ha utilizzati per una tesi di laurea».

Che sensazioni si prova a sentire una propria canzone in un film di successo come Spider-Man2?

«Forse l’emozione più forte mai provata, che mi auguro di poterla ripetere anche in futuro. La musica di per sé è astratta, però quando vedi le tue note associate a qualcosa, quello che provi è molto forte. Vedi, chi fa musica è abituato a farsi, diciamo, dei film a livello compositivo: vederla associata a delle immagini di film “veri” è veramente molto potente».

Tu, come i Måneskin, nasci dai talent: possono sostituire quello che un tempo si faceva, tipo provare nei garage di casa?

«La gavetta è imprescindibile, i talent non possono sostituirla, pur dandoti molta visibilità. Io stessa, prima di arrivare a X-Factor avevo già dell’esperienza alle spalle.

Ai giovani dico di studiare sempre, di darci dentro e di fare più esperienze possibili».

Fabrizio Cibin

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Giornalista professionista, da anni è corrispondente per il NordEst di RTL 102.5 (operando nei settori informativi della cronaca nera, bianca e politica ed inviato per la redazione sportiva dallo stadio di Udine) e de Il Gazzettino. E’ stato autore e conduttore di programmi televisivi di emittenti regionali. Segue uffici stampa, soprattutto in ambito turistico. Moderatore di convegni. Presentatore di rassegne di incontri con gli autori di importanza nazionale e internazionale. Da tre anni è direttore responsabile della rivista ViviJesolo.

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