Flying Donatella, la donna dei record

Ha i brevetti per ultraleggeri, elicotteri e autogiro, con cui stabilisce il record mondiale di altitudine

Decise che non avrebbe fatto il liceo classico, come desiderato dal papà. Scelse lo scientifico. Poi una laurea in astrofisica a La Sapienza di Roma, un dottorato di ricerca condotto sui buchi neri, seguito da uno stage alla NASA Goddard Space Flight Center, California, Stati Uniti. Un primo lavoro importante in un’azienda che produceva centri di controllo per satelliti. Già così si può capire di che pasta è fatta Donatella Ricci. Ma non basta. Conosce le mongolfiere e ne diventa in breve tempo non solo pilota, ma anche la prima presidente donna della Federazione Italiana Mongolfiere.

Poi seguono i brevetti di volo su ultraleggeri, elicotteri e autogiro: un velivolo strano, una specie di moto aerea. Ed è proprio su questa “moto” che Donatella ha stabilito, nel 2015, al campo volo Papere Vagabonde di Caposile (Ve), il record mondiale di altitudine raggiungendo quota 27.556 piedi (8399 mt); in pratica l’altezza di volo degli aerei di linea, ma con una temperatura che può raggiungere i -40° e con una rarefazione dell’ossigeno del 66%. 


Quando è nata la tua passione per il volo?

«Molto tardi, a 30 anni, ma sono convinta che nel mio dna ci fosse la passione di mia madre, mai rivelata, perché a quei tempi i ruoli e le strade delle donne erano altre. Mi sono innamorata delle mongolfiere, del loro volo silenzioso ed unico, della loro libertà di farsi trasportare solo dal vento ed averne fiducia. Una magia che mi ha spinta, nel 2000, a prendere il brevetto di pilota di mongolfiera e poi continuare nel mondo ultraleggero con aereo, autogiro e poi elicottero. Poi ancora, la scuola di volo e l’istruttore».

Com’è nata, invece, l’idea di tentare il record?

«Ecco, questa sì è un’idea nata per caso, da una scommessa fatta inizialmente con i soci del club di volo, poi fatta a Samantha Cristoforetti (la nota astronauta) e, infine, a me stessa. Dopo avere capito che non avevo timore a  volare in alta quota, ho iniziato a lavorare seriamente alla preparazione. Sono  seguiti, quindi, mesi di studio intenso, di analisi dei rischi, di preparazione fisica e mentale. Da gennaio a luglio è stata una grande fatica, ma anche un guadagnare, passo dopo passo, tutte le conoscenze indispensabili ad iniziare il training».

Poi il momento delle prove di volo vere e proprie: come sono andate?

«Ogni volta tentavo di aumentare la quota. Ed ogni volta tornavo giù con qualche cosa da migliorare, che fosse per contrastare il freddo, il rendimento del motore, o la respirazione. Ogni volo era una prova per capire i limiti miei e della macchina. Le difficoltà le ho superate una alla volta, studiando e confrontandomi con chi aveva maggiore esperienza di me. Alla fine, grazie anche alla convinzione di mia sorella, mi sono decisa anche a scrivere un libro che racconta tutta l’avventura. Una storia semplice che più che del record, racconta della preparazione del volo, importante quanto l’avventura stessa».

Il mondo del volo è la tua quotidianità. Cosa ti affascina di più?

«Ho la fortuna di lavorare in una grande industria Italiana di elicotteri e in un progetto militare e di passare il mio tempo libero in qualità di istruttore in una bella scuola di volo. Direi che mangio “pane e volo” davvero in ogni momento! La quotidianità può diventare anche noiosa se non siamo in grado di riempirla di novità, di trovare nuovi stimoli. Ecco, mi spaventa l’idea che tutto ciò possa diventare una routine. Penso che sarei capace di  mollare tutto se non fossi più capace di divertirmi. Forse questo è anche il “segreto” per non invecchiare mai dentro».

Quali esperienze ti hanno arricchita ottenendo il record?

«Ho avuto la fortuna di incontrare moltissime persone, chi durante la preparazione, chi durante la prova e chi dopo il record. Spesso sono stati davvero incontri unici e speciali dove a confrontarsi non erano solo le persone, ma le anime intente a scambiarsi timori e segreti e anche a supportarsi e ad aiutarsi. Molti incontri davvero unici. Nel mio libro [Il record di volo in autogiro. 8399 metri sopra il cielo ndr] ne descrivo parecchi perché credo sia davvero il valore aggiunto di tutta questa esperienza».

In quanto dirigente dell’Associazione Donne dell’Aria cosa pensi del mondo del volo al femminile nel 2021?

«Quando ho preso le redini dell’associazione fondata da Fiorenza de Bernardi [prima donna italiana pilota di linea nel 1951 ndr] , volevo davvero cercare di coinvolgere più donne possibili nel mondo del volo. A distanza di vari anni capisco che non è una cosa facile. L’idea di fondo in cui voglio continuare a credere è che davvero sia possibile unire le donne sotto una associazione che ci possa rappresentare. Esistono tantissime realtà in Italia dove volano anche le donne ma troppo spesso le donne non sono tenute in molta considerazione da un sistema ancora assolutamente maschile e, spesso, purtroppo anche maschilista. Piano piano il mondo sta cambiando ma dobbiamo tutte noi fare uno sforzo in tal senso , per fare capire che un altro mondo, fatto di parità di ruoli e di possibilità, è fattibile».

Hai una ricetta per ritrovare confidenza con la vita quando i momenti sono scoraggianti?

«Non credo esista una “ricetta” per ritrovare confidenza con la vita nei momenti difficili. Se crediamo in qualcosa dobbiamo impegnarci ogni giorno per raggiungerlo. Ciò non significa lottare contro tutto e tutti. Significa riprendere fiato quando serve, ricaricarsi quando  non  abbiamo più energie, ma sempre continuare a guardare avanti, puntando al nostro sogno. A volte ci possono volere tempi più lunghi per realizzarlo, a volte la strada sembra cambiare direzione e portarci fuori rotta, ma l’importante  è sapere qual è il nostro obiettivo nella vita».

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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